La potenza di un soprannome

Un altro elemento caratteristico della comunicazione orale è l’utilizzo di epiteti, di soprannomi, che servono per ricordare facilmente un personaggio: prendendo ancora a riferimento la letteratura omerica, … tutti abbiamo studiato il saggio Nestore e il più noto di tutti, l’astuto Ulisse, che nell’Odissea è definito con un grande numero di epiteti. In Italia a diversi personaggi celebri è stato attribuito un epiteto; sicuramente il più conosciuto nel mondo degli imprenditori era Gianni Agnelli, l’Avvocato.

Interessante notare che dal 1994, da quando in Italia si è cominciato a votare con il sistema maggioritario, chi ha vinto le elezioni ha sempre avuto un epiteto: Berlusconi, il Cavaliere (1994, 2001); Prodi, il Professore (1996, 2006); Grillo, il comico (nell’impasse del 2013); Renzi, il rottamatore (solo per le europee del 2014). Ecco l’importanza degli epiteti, aiutano a memorizzare il personaggio e diventano connotativi, portatori di messaggio: Prodi, il Professore, una persona seria, preparata, competente, che conosce molte cose, che sa cosa fare; Berlusconi, il Cavaliere, l’uomo che ha avuto successo nel mondo del lavoro, un imprenditore che conosce le strade per realizzare le idee; Renzi, il rottamatore, è il giovane che vuole cambiare le cose, creare discontinuità, rompere con il passato.

Da quando Renzi il rottamatore è ritornato a essere semplicemente Matteo Renzi non ha più veicolato lo stesso messaggio, si è perso. Il referendum poteva essere vinto se contenuto in un messaggio di rottamazione del passato, dal momento in cui viene percepito come un’azione personale la sconfitta è scontata. Chi vuole vincere le elezioni in un sistema elettorale a base maggioritaria deve costruirsi un’immagine ben identificata e deve trovare un soprannome, un epiteto che lo rappresenti; paradossalmente anche gli epiteti negativi funzionano, ne è un esempio Grillo, il comico. È fortemente probabile che questi epiteti servano a facilitare la scelta relativa al voto, soprattutto per gli elettori che seguono in modo più distaccato la politica e che sono da un punto di vista culturale più vicini all’oralità, coloro che non sono a loro agio con la scrittura e la lettura, per esempio gli analfabeti di ritorno.

Tra i perdenti si accumulano i senza epiteti: Rutelli, Veltroni, Bersani (che riuscì a creare un’involontaria formula con la sua «non vittoria» nel 2013). Vediamo come sia particolarmente importante saper usare la comunicazione anche sotto questo punto di vista, per facilitare il riconoscimento delle idee e delle persone nei confronti di chi segue l’attualità politica in modo discontinuo ed essenzialmente tramite i programmi televisivi e sempre più sui social media.

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